La foresta e la città: asceti e re in tre racconti dal Rāmāyaņa

“La foresta e la città: asceti e re in tre racconti dal Rāmāyaņa”

webinar

Relatrice: Vincenzina Mazzarino

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Si può valicare il limite, e tuttavia rispettarlo? Si può sfidare l’ordine per preservarlo dal rischio del caos? Un dilemma inesauribile, dalle innumerevoli facce: il limite segna un confine, ma anche una complementarità, una coesistenza necessaria. L’India antica conosce bene l’ambigua potenza delle polarità contrapposte: l’ha trasfigurata nei suoi miti più celebri e grandiosi, ma anche nella miriade di racconti “minori” che dai tempi più lontani popolano la sua straordinaria tradizione narrativa.

Le tre brevi storie scelte per questo incontro ruotano attorno al limite fra la città e la foresta: la prima, centro della vita sociale organizzata, custodita dall’autorità del re; la seconda, sede sì della vita “selvaggia”, ma anche dei santi eremiti e veggenti dediti all’ascesi. Tre brevi storie per tre casi diversissimi tra loro, con premesse e sviluppi inattesi e soluzioni altrettanto imprevedibili, in cui il meraviglioso e l’umano, la legge e il desiderio, il dramma e l’arguzia si incontrano nel fascino irresistibile e multiforme del piacere di narrare, in cui l’India è maestra.

I tre racconti sono tratti dal I libro del Rāmāyaņa, il grande e celebre poema epico indiano attribuito al mitico veggente Vālmīki. Vi compaiono come “digressioni” rispetto alla storia principale, che narra l’eroica impresa del principe Rāma, destinato al trono ma esiliato nella foresta per un intrigo di corte: un’impresa cosmica, che coinvolge tutte le potenze della terra e del cielo nella lotta contro un démone feroce e invincibile – ma che prende avvio anch’essa, per l’appunto, dalla polarità città-foresta.

Il Rāmāyaņa è stato recentemente tradotto in italiano a cura di S. Sani, C. Della Casa, V. Mazzarino, A. Pellegrini, T. Pontillo (3 voll., ed. Mimesis, 2018, con prefaz. di J. Brockington). Si tratta dell’unica traduzione italiana dopo la prima, redatta tra il 1847 e il 1858 da Gaspare Gorresio sulla cosiddetta “recensione bengalese” edita dallo stesso Gorresio negli anni 1843-1850.

Vincenzina Mazzarino (1954) si è laureata in Indologia presso la Facoltà di Lettere Classiche dell’Università La Sapienza di Roma, presso l’Università di Roma Tre ha poi conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Letterature Comparate. Si è occupata di letteratura e critica letteraria dell’India antica, traducendo dal sanscrito lo Dhvanyāloka di Ānandavardhana (Einaudi 1983), L’Oceano dei fiumi dei racconti di Somadeva (Einaudi 1992, in collaborazione con F. Baldissera e M.P. Vivanti), Abhijñānaśakuntala di Kālidāsa (Adelphi 1992) e collaborando infine, con S. Sani, C. Della Casa, A. Pellegrini e T. Pontillo, alla traduzione del Rāmāyaņa (Mimesis 2018); del 1991 è il suo saggio Le parole dell’ambiguità. Poetiche dell’omonimia (Il Mulino). Dal 1991 è docente di Materie Letterarie, Latino e Greco nei Licei.