La cappella del Principe di San Severo e la tradizione ermetica

La cappella del Principe di San Severo e la tradizione ermetica

Relatore: Sigfrido E. F. Höbel

Don Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, è uno dei più interessanti personaggi del Settecento napoletano, capo di una delle più antiche e prestigiose famiglie del Regno, amico di Re Carlo di Borbone, primo Gran Maestro della Massoneria in Italia. Ma soprattutto il Principe fu un amante della Conoscenza, dedito allo studio ed alla ricerca, autore di scritti arguti e brillanti: le sue numerose invenzioni, i suoi curiosi esperimenti, i suoi scritti, testimoniano la molteplicità dei suoi interessi, e insieme l’ampiezza e la profondità delle sue conoscenze, rivelando una natura di intellettuale illuminato, attento alle tematiche culturali più avanzate del suo tempo e, allo stesso tempo, ben addentrato negli aspetti più reconditi delle dottrine tradizionali. Il Principe fu dunque Filosofo, nel senso che al termine davano gli antichi Alchimisti, e fu Alchimista egli stesso, dedicando tutta la sua esistenza ad un’assidua e appassionata ricerca sui misteri della Natura e della Vita, coniugando le antiche teorie ermetiche con un’intensa pratica sperimentale, nello spirito della tradizione rosacrociana di singolari esperimenti e invenzioni.

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La Cappella Sansevero, fondata alla fine del XVI secolo come tempio sepolcrale della famiglia di Sangro, deve la sua fama a Don Raimondo che, a partire dal 1750, vi fece eseguire uno straordinario complesso di sculture allegoriche che costituisce un vero e proprio “Mutus Liber” ermetico, un muto, eppur eloquente testo simbolico, l’immagine coerente e completa di un percorso iniziatico che il Principe ha voluto fissare nella pietra. Partendo dalla suggestiva immagine del “Disinganno”, il percorso delineato nel testo si sviluppa fra le numerose allegorie della Cappella, per trovare infine la sua conclusione davanti al prodigio marmoreo del “Cristo velato”.
Nell’ambiente napoletano, la Cappella Sansevero è una delle maggiori testimonianze del permanere degli insegnamenti esoterici che si sono sviluppati nell’ambiente cosmopolita della civiltà alessandrina e nel quadro del suo sincretismo filosofico-magico-religioso: punto d’incontro di diverse culture. Alessandria d’Egitto è stata un vero e proprio crogiuolo del pensiero, in cui si è sviluppata la Scuola Neoplatonica, in cui è stato concepito il Corpus Hermeticum, e in cui affondano le loro radici le principali correnti del pensiero esoterico dei nostri tempi, dall’Alchimia all’Astrologia e alla Magia. La presenza di una vivace colonia alessandrina a Napoli, induce a ritenere che proprio la città partenopea sia stato uno dei più importanti centri di trasmissione e diffusione delle antiche tradizioni di origine egiziana.

Sigfrido Enrico Francesco Höbel: nato ad Arona da padre tedesco e madre italiana, ha insegnato materie artistiche e ha svolto attività di studio e di ricerca in campo storico-artistico, con particolare riferimento a temi simbolici ed iconologici e alle tradizioni esoteriche. È autore di importanti saggi tra i quali Il fiume segreto, La Cappella Filosofica del Principe di Sansevero, Il Dio del Silenzio, Vulcano nascosto. Una interpretazione alternativa del Sacro Bosco di Bomarzo (edizioni Stamperia del Valentino), collabora alla pagina culturale napoletana del Tempo, al Giornale di Napoli e al Roma.